Parashat haShavua – Noach

12/10/2018 0 Di wp_2089253

All’indomani del diluvio universale, D-o informò Noach di un patto con il mondo in cui prometteva che non avrebbe mandato mai più altre inondazioni di questo tipo. D-o mostra a Noach un segno del patto, l’arcobaleno, che, secondo la semplice lettura dei psukim, D-o vedrà per ricordare di mantenere la Sua promessa (Bereshit 9: 8 -17). La semplice lettura solleva alcune domande. Un arcobaleno è un fenomeno naturale che si verifica quando le particelle d’acqua rifraggono i raggi di luce. Poichè questo fenomeno esisteva presumibilmente prima del diluvio, qual’è il suo punto? Perchè D-o ha bisogno di un promemoria? Perchè la Torà solleva due volte l’argomento dell’arcobaleno? Di solito le alleanze comprendono impegni reciproci da due parti ma qui siamo consapevoli solo dell’impegno di D-o. Non è chiaro chi sia l’altro ad impegnarsi. Potremmo pensare che si tratti di Noach, che rappresenta tutta l’umanità, ma la Torà sottolinea (per quattro volte) “kol basar” (tutta la carne). Quando la Torà scrive che D-o “vide che ogni carne era corrotta” (Bereshit 6: 11-12) Rashì dice che si riferisce al regno animale (per le relazioni tra le specie). La sovrapposizione del termine kol basar e l’idea di vedere collegati i due racconti. Il verbo vedere ricorre anche quando Noach si inebriò e si spoglio nella sua tenda. Suo figlio, Cham, vide e fece qualcosa per cui suo padre lo maledisse. L’approccio principale dei Chachamim è che Cham ha commesso sodomia su suo padre. In contrasto con lui i suoi fratelli coprirono Noach senza vedere la sua nudità (ibid 8: 20-24). Vediamo che la differenza tra essere capaci di ricostruire il mondo o meno dipende da come si vede e da come si è visti. Quando descrive l’incesto la Torà usa l’espressione “vedendo la sua nudità” (Vayikrà 20: 17, anche Echà 1: 8). Questa è anche la fonte del presupposto sopra menzionato che il peccato che Cham ha commesso ha avuto a che fare con l’intimità illecita, in questo caso, con un altro maschio, suo padre. Ancje la parola keshet (arco) che può riferirsi a un arcobaleno o all’arco di un arco e una freccia ha un significato speciale in questo contesto. Yaakov disse di Yosef: ” il suo arco era saldamente in posizione” (Bereshit 49: 24) per suggerire che non si lasciò sedurre dalla moglie di Potifar. L’idea dell’arcobaleno non era che fosse stato creato per il patto ma, piuttosto, rappresentava l’accettare degli abitanti del mondo, come parte del patto, di contenere la tendenza dilagante alle relazioni illecite che esistevano prima del diluvio. Quindi non si tratta di un fenomeno nuovo o di un promemoria per D-o, che non dimentica, ma forma le basi per ciò che il mondo ha bisogno di sapere, una base fondamentale del patto con D-o che assicura la loro sopravvivenza. Quando Cham ha rotto questa parte del patto c’era bisogno di un aggiornamento dell’alleanze per cui D-o ha stabilito una relazione speciale con Avraham. Tendiamo a vedere Noach come qualcuno che avrebbe potuto fare molto di più. Solo con Avraham abbiamo la persona che è finalmente in grado di portare il messaggio di D-o all’umanità. Una delle critiche a Noach è che ha fatto poco per influenzare gli altri e quindi alla fine non ha avuto alcun impatto sulla società intorno a lui. Avraham discute a nome del popolo di Sedom, Noach non fa nulla per cercare di fermare l’imminente diluvio. Rashì dice: “Se fosse vissuto ai tempi di Avraham, sarebbe stato considerato come nulla”. Nonostante questo la Torà scrive che “Noach camminava con D-o”. A merito di Noach si può dire che appena lasciata l’arca diventò un contadino, aiutando a rinnovare la terra, a differenza dei nostri Avot e Imahot, non ci viene riportato alcun conflitto tra Noach e sua moglie, quindi forse il silenzio della Torà sul suo ruolo non è del tutto negativo. Questo potrebbe essere il significato semplice della frase: “Noach era un uomo giusto, puro nelle sue generazioni”, cioè che nelle molte generazione che ha attraversato è rimasto virtuoso. Rashì si chiede cosa sarebbe successo se Noach fosse vissuto con persone come Avraham. Quando Noach morì, Avraham aveva già 58 anni. Nella sua ricerca di D-o Avraham avrebbe cercato coloro che lo potevano aiutare nella sua ricerca: e chi meglio di Noach? La Torà lascia tale incontro teorico alla nostra immaginazione, rappresentando Noach e Avraham come viventi in mondi molto diversi e forse ognuno dei loro mondi richiedeva un approccio diverso. I Chachamim esaltano Avraham e Sara per aver portato molti verso la Presenza Divina “convertendoli” all’ebraismo ma nessuno di questi convertiti viene menzionato più avanti nella Torà. Noach e Avraham sono leader di comunità complementari. La visione di D-o per l’umanità non era incentrata esclusivamente sul popolo ebraico. La Torà inizia con Adam, il primo essere umano, non Avraham, il primo ebreo. Tutti sono creati a Sua immagine. L’alleanza di D-o con il mondo non ebraico avviene attraverso Noach e consiste in sette mitzwot; l’alleanza di D-o con il popolo ebraico avviene attraverso Avraham e Sara e consiste in 613 mitwot.

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